TELLAS

ABOUT TELLAS

MOSTRE E PROGETTI SELEZIONATI

Tellas (Cagliari, 1985) nasce e cresce nelle aspre terre sarde. 
Da questi luoghi inizia la sua ricerca artistica: le sue opere sono una visione personale e intima degli elementi dei paesaggi naturali che lo circondano, un processo meditativo e pittorico che unisce lo spazio e le forme che caratterizzano il suo lavoro.
Nel 2014 l’Huffington Post USA lo inserisce nei 25 street artists più interessanti del mondo; nel 2015 per The Urban Contemporary Art Guide, a cura del noto Graffiti Art Magazine, Tellas entra a far parte della classifica dei 100 migliori artisti emergenti dell’anno a livello mondiale. Le modalità tramite cui esprime il proprio stile sono le più differenti: disegno, pittura, installazioni, stampa, produzioni audio-video, a conferma della volontà di sperimentare e sviluppare linguaggi differenti. Le sue partecipazioni a festival internazionali sono innumerevoli, tra le altre si ricordano Artmosphere, prima Biennale di Street Art tenutasi a Mosca nel 2014 (70 artisti internazionali) e La Tour Paris Project, 2013, considerato uno dei progetti più innovativi di arte contemporanea di tutto il mondo. Nel 2015 completa un’enorme opera pubblica a Cagliari, città capitale della cultura italiana per quell’anno, mentre nel 2016 compie importanti interventi pubblici a Madrid, Spagna, e ad Albany e Perth, Australia. Di rilievo sono anche le collaborazioni con alcuni brand storici di moda italiana, tra cui Ferragamo e Marni. Con quest’ultimo, Tellas realizza in due periodi differenti dei video e dei progetti, presentati anche in occasione della 56° Biennale di Venezia. Infine si segnalano i numerosi progetti condivisi con altri artisti, tra cui Martina Merlini, con la quale crea Asylum, un work in progress che esplora il microcosmo degli uccelli e da cui derivano successivamente diverse mostre. Con Roberto Ciredz, invece, dopo essere stati selezionati per una residenza d’artista in Brasile, Tellas sviluppa numerosi murales pubblici ed installazioni a Sergipe, la cui realizzazione è descritta nel documentario "A grande terra do Sertão".